Archive for March, 2009

Valid help

Friday, March 6th, 2009

This is the article I published on “Genova Impresa”, the Confindustria Genova bi-monthly newspaper.


 

From my eight great-grandparents, four grandparents and (May God help and keep them!) two parents, I came to this World halfway through 1980.

In my genetic baggage (ramshackle, like everyone’s, for the great weight accumulated by the accumulated debits of scatter-brained management) I, like everyone else, received the costly part of good heritage. The talents passed down from my ancestors from their primitive treasure are humility, simplicity, and honesty. Those of the peasant, the baker, the stonecutter, the blacksmith, the carpenter… strong mythical men, in their everyday affairs. It is the steadfastness, industriousness, respect for everyday work, the value of achieving a goal, responsibility for one’s own choices. Of these characteristics, the most important (before the ones you acquire on your own) are those furnished by the more recent parents.

In the present day, post “deadline” as President Giovanni Calvini called it, I tripped over the tangle of so-called “information technologies”. And now, after years of study and experience in applying them that I know them in various entrepreneurial ventures, I still work tenaciously to make them “work well.”

Up to today, the duration of training between study and practice has been a good 37,600 hours (142% more in corresponding work hours of any other coveted “job”, with all due respect for labor union orthodoxy). And so? This excessive inclination has earned me the skill required to untangle the “cases” that belong to computer science.

But what do I do? Study, teach, do consulting in the area of computer science, but most of all I try to show the use of the possibilities available for information technologies in industrial production, business and management, etc., recalling the fundamental principles of every profession.  It is well-known that acquirable knowledge is equal to the effort applied to obtain it. Even to become experts in contraptions and their relative manuals, to make the computer science gadget work (principally made up of critical elements of every type), it is necessary to study and experiment the material and immaterial tools, until you have the due command. 

The obligatory operative rigor for every serious professional is of special importance for computer science operators because of the hyperbolically high speed of the characteristic functioning of electronic apparatus. The other attribute of the computer science operator is the high level of commitment to professional development due to the continuous and rapid development of computer techniques. This is what you need to know to not be a part of the befuddled who “secrete” the confusion that disconcerts possible user-clients pushing them away from the amazing computer tool and maintains in administrators of our businesses the granite-like conviction of the un-useable quality of this unknowable computer science.

In these years, I have been committed above all to building and maintaining as functioning the solutions my clients have required, and I have invested the remaining resources in the area of associations, both as a member of the Computer Science Section of the Confindustria of Genoa, as well as a delegate for the board of Assinform for human resources and professional development.  What a few years ago was a “mugugno” or Genovese form of lament (suffocated by a guilty sloth) among the major businesses of the sector is today a unanimous “cry of pain,” that cannot be contained either in our private meetings or at public conventions: “Computer science professionals are lacking!”

But who today among entrepreneurs (who should support the value of ‘know-how’) deludes himself, telling himself that he can foolishly use “no” in place of “yes”, by trying to resolve the crisis by applying the same tools that are its cause… stop trying!

I have told the story of the “matter, from the point of view of one of the profession, especially addressing myself to young people with good intentions. 

In the crisis that seems not to have a solution, the one remedy that has already been well-experimented is that of recuperating, even if only in a small part of the system, the essential value of the truth: know-how.

Today I leave myself open and available only to those who do not refuse help, who with the welcome of those directly involved, can become valid help.

Un valido aiuto

Friday, March 6th, 2009

Dopo un lungo periodo di “silenzio” su questo blog (perche’ spendo il mio tempo “a fare” e non “a dire”), riporto di seguito il testo in lingua italiana dell’articolo pubblicato sull’edizione 1-2009 di “Genova Impresa”, bimestrale edito da Confindustria Genova. A breve sara’ disponibile anche la traduzione inglese.


Dai miei otto bisnonni, quattro nonni e (il Signore li conservi!) due genitori, sono arrivato sul Pianeta alla metà del 1980.

Nella mia valigia genetica (sgangherata, come quella di ognuno, per il peso dei debiti accumulati dalle precedenti scriteriate gestioni) ho anch’io,  come tutti, ricevuto la costosa parte del patrimonio buono. I “talenti” ricevuti dagli avi, del loro primigenio tesoro, sono lumiltà, la semplicità, e la sincerità. Quelli del contadino, del panettiere, dello spaccapietre, del fabbro, del falegname…dei forti uomini miti, nel loro fare di ogni giorno. Sono la costanza, l’operosità, il rispetto del quotidiano lavoro, del valore del risultato ottenuto, della responsabilità delle proprie scelte. Di questi caratteri, i più importanti (prima di quelli personali, da se stessi procurati) sono quelli forniti dai più recenti genitori.

Nell’era odierna, post tempo scaduto (come l’ha nominata il Presidente Giovanni Calvini) sono inciampato nel groviglio delle cosiddette “tecnologie informatiche”. E ora, dopo anni di studio ed esperienza nella loro applicazione in molte realtà imprenditoriali, tenacemente lavoro ancora per “farle funzionare”.

A tutt’oggi la durata dell’addestramento professionale, fra studio e pratica, e’ stata di ben 37.600 ore (142% in più delle corrispondenti ore lavorative di qualsiasi ambìto “posto di lavoro”, in ossequio all’ortodossia sindacale).  Ebbene? Tale smodata inclinazione mi ha fruttato la competenza richiesta per districare i “casi” propri dell’informatica.

Ma io cosa faccio? Studio, insegno, opero consulenze in ambito informatico, ma più di tutto cerco di mostrare l’impiego possibile delle tecnologie informatiche nelle occasioni presenti nella produzione industriale, commerciale, gestionale, ecc., richiamandomi ai fondamentali principi di ogni professione. E’ risaputo che la conoscenza acquisibile è pari alla volontà applicata per ottenerla (più agevolmente se corroborata da un po’ di entusiasmo). Anche per diventare esperti del marchingegno informatico (fortemente caratterizzato da criticità di ogni sorta), occorre studiarne e sperimentarne gli strumenti materiali e immateriali, fino ad averne la dovuta padronanza.

Il rigore operativo d’obbligo per ogni serio professionista è per “l’informatico” di peculiare importanza, a causa dell’iperbolicamente elevata velocità di esecuzione, propria del funzionamento degli apparati elettronici. L’altro attributo caratteristico dello specialista è l’elevato impegno dell’aggiornamento professionale, dovuto al continuo e rapido sviluppo delle tecniche.

Questo è ciò che c’è da sapere per non far parte degli abusivi che “secernono” la confusione che sconcerta i possibili utenti-cliente e che mantiene negli amministratori delle nostre imprese la granitica convinzione dell’inusabilita’ di questa “inconoscibile” utopia: l’informatica.

In questi anni mi sono impegnato soprattutto nel costruire e mantenere funzionanti le soluzioni di cui i miei clienti hanno avuto bisogno, e ho investito le restanti risorse nell’ambito associativo, sia come appartenente alla sezione Informatica di Confindustria Genova, sia come delegato al tavolo di lavoro Assinform per le risorse umane e la formazione professionale. Quello che pochi anni fa era un “mugugno” (soffocato da una colpevole ignavia) fra le maggiori imprese del settore è oggi un’unanime “grido di dolore”, incontenibile tanto negli incontri privati, quanto nelle riunioni formali, sino ai pubblici convegni: “mancano professionisti informatici!”.

Ma chi ancora oggi fra gli imprenditori (che dovrebbero sostenere il valore del “saper fare”) si inganna, raccontandosi stoltamente di poter usare il “no” al posto del “si”, di poter risolvere la crisi applicando gli stessi strumenti che ne sono la causa… eviti di provarci!

Ho raccontato, da uno del mestiere, e specialmente rivolgendomi ai “giovani” di buona volontà, la cronaca della “faccenda”.

Nella crisi che sembra non avere soluzione, l’unico ben sperimentato rimedio è ricuperare, anche solo in una piccola parte del sistema, l’essenziale valore della verità: il “saper fare”.

Oggi la mia disponibilità è rivolta solo a chi non rifiuta l’aiuto, che con l’accoglimento degli interessati diventa un valido aiuto.